Home Sport IL CASO CAMILA GIORGI E L’ EVITABILE ROTTURA CON LA FIT. NON...

Da tempo l’atmosfera fra la dirigenza FIT e la famiglia Giorgi era pesante, pesantissima. Una pentola in ebollizione che alla fine è scoppiata fragorosamente con la decisione dei Giorgi di rompere con la FIT e di annunciarlo con un comunicato tramite il sito di Camila. A mio avviso papà Giorgi (il comunicato lo ha scritto lui…), impulsivo come sempre, avrebbe fatto molto meglio ad evitare. Ma dietro a quelle parole – Camila Giorgi ed il suo staff comunicano che in data odierna si è giunti all’interruzione dei rapporti con la FIT, che agirà come a suo tempo fatto con Simone Bolelli. Camila non parteciperà dunque alla Fed Cup, ma disputerà le qualificazioni del torneo di Stoccarda– si può facilmente intuire che Sergio Giorgi il suo riferimento a Simone Bolelli non se l’è inventato dal nulla, ma “scopre” cose che gli sono state dette a Tirrenia giovedì nel lungo colloquio a quattro cui erano presenti Sergio e Camila da una parte, Sergio Palmieri e Roberto Pellegrini dall’altra, per la parte FIT.

I toni dell’incontro, durato un’ora e mezzo, si sono fatti a momenti anche molto accesi. Papà Giorgi, a torto o a ragione, si è sentito oggetto di più o meno larvate “minacce” quando gli sono stati fatti riferimenti al “caso Bolelli 2008” e alla probabile squalifica di Camila se avesse pervicacemente insistito nella sua volontà di disertare l’incontro di Fed Cup con la Spagna a Lleida il 16-17 aprile, per giocare invece in quel weekend le qualificazioni del torneo di Stoccarda.

Mini-riassunto dell’increscioso “caso Bolelli” otto anni dopo, per chi non c’era o non sa. Simone e il suo coach Claudio Pistolesi decisero di rifiutare la convocazione per l’incontro di Coppa Davis contro la Lettonia a Montecatini. Match per il quale, invero, la presenza di Bolelli non era fondamentale, visto che la Lettonia aveva un solo buon giocatore, Ernests Gulbis, e nessuna possibilità di conquistare il terzo punto, con gli altri azzurri tutti presenti (in passato Volandri aveva chiesto ed ottenuto esenzione). Ma Angelo Binaghi fece convocare Bolelli da Barazzutti, non volle sentire ragioni e “scomunicò” Bolelli con la famosa dichiarazione: “Finchè sarò io presidente FIT Bolelli non verrà mai più chiamato in nazionale”. Nicola Pietrangeli arrivò a dire, in soldoni, che “Era come se Bolelli avesse sputato sulla bandiera!”.
Per quasi due anni il reprobo Bolelli – ricorderete – fu “bandito” da ogni convocazione, ma poi – in coincidenza (?) temporale ravvicinata alla sua separazione dal coach Pistolesi, assai critico con il presidente FIT Binaghi e quindi a lui assai inviso – Binaghi cambiò idea e atteggiamento nei confronti del “figliol prodigo”, così come del resto l’ex ribelle Bolelli nei confronti di Binaghi. Simone in Cile, riconquistando il World Group di Davis al fianco di Fognini, si trasformò in agnellino riconoscente verso mamma FIT e “papà” Binaghi, come registrazioni della TV federale possono comprovare.

Papà Giorgi, ancora una volta in piena sintonia con Camila, di ritrovarsi in Fed Cup dopo la disastrosa esperienza di Marsiglia (per più aspetti al di là del risultato negativo con la Francia, come vedremo) non ne voleva proprio più sapere. Contrasti anche vivaci di papà Giorgi c’erano stati con più d’una persona, Schiavone (lo scontro fu quasi fisico), Barazzutti, Palmieri, Galimberti.
Così una decina di giorni fa Camila ha inviato una mail a Angelo Binaghi, Raimondo Ricci Bitti, Roberto Pellegrini, Sergio Palmieri e Corrado Barazzutti, chiedendo di essere esentata dalla convocazione, non senza alludere ad altri casi nei quali tale esenzione era stata concessa sulla base di regole mai scritte, ma frutto di accordi privati. Avrebbe potuto inviarla al solo Binaghi, perché gli altri contano quanto il due di picche, quando la briscola è quadri.
La mail dei Giorgi si è scontrata, prevedibilmente, contro un muro.
Al punto che a Sergio Giorgi – come avete visto dal comunicato che ha indirettamente provocato la subitanea convocazione di Barazzutti – è partita per l’ennesima volta la bambola. Papà Giorgi ha cercato – con una notevole dose di imprudenza – la rottura con la FIT, dopo aver capito dalle dichiarazioni di Palmieri & co. che da parte di Binaghi non avrebbe trovato alcuna comprensione per i suoi sogni di risalita nel ranking (simili a quelli cui 8 anni fa aspiravano Pistolesi e Bolelli che volevano giocare due tornei in Oriente, così come Camila vuole andare a Stoccarda dove sono in palio, oltre a tanti soldi, tanti punti WTA utili per il ranking).

Di contratto e cifre ne hanno scritto tanti, ma con assai poca cognizione di causa. Ciascuno mostra di fidarsi, con discreta superficialità, delle fonti che ha. Ma il contratto, o più contratti, li hanno visti soltanto i Giorgi e chi della Fit lo ha discusso oltre a chi lo ha firmato.
Il risultato complessivo è che ho letto ogni genere di cifre: si va dai 150.000 euro ai 340.000 a seconda delle testate che potete consultare anche nella nostra ricca rassegna stampa (che dovreste leggere più spesso, vista la fatica che ci costa farla giorno dopo giorno). Ovviamente i Giorgi contestano gran parte di quelle cifre che riguardano le prestazioni più svariate, il cosiddetto prestito d’onore (145.000 euro?), i rimborsi, i premi di squadra, perfino le “pecette” di Supertennis appiccicate sugli abitini (ben) disegnati da mamma Claudia.
Soltanto i Giorgi da una parte e la FIT dall’altra saranno in grado di quantificare. Certo non chi scrive o chiunque scriva senza sapere in realtà granché.
Insomma i Giorgi, che hanno firmato liberamente un contratto con la FIT, incapperebbero in quel regolamento automatico che la stessa FIT aveva introdotto all’epoca del “caso Bolelli”, poco prima o poco dopo.
Ma non vi sarebbero incappati se – come è successo per tanti giocatori e giocatrici, Volandri, Seppi, Fognini, Schiavone, Pennetta, Vinci, Errani, quasi tutti “azzurri di lungo corso… e ben altri risultati” però…- la FIT binaghiana tramite il suo fido capitano Barazzutti avesse soprasseduto all’idea di convocare Camila.
Ma – stando a quanto si è sentito di dire Sergio Giorgi, che ho ascoltato per oltre un’ora al telefono da Cracovia dove Camila oggi partecipa ad un’esibizione con dei ragazzini per conto del suo sponsor CanPack – gli “inviati” di Binaghi non hanno mostrato la benché minima comprensione per i desideri dei Giorgi, e di Camila in particolare che non ha proprio legato né con Barazzutti né con alcune componenti della squadra (pare che alcune la salutino a malapena…) ma anzi i due “federales” avrebbero fatto esplicito riferimento al “caso Bolelli” con toni che al suscettibile papà Giorgi, non sono evidentemente andati giù.
Di qui il comunicato in stile…”giorgiano”, che potrebbe rivelarsi un boomerang se la guerra diventerà – come pare – di quelle senza esclusioni di colpi. Come è stata purtroppo tradizione di questo periodo contrassegnato da una dirigenza incline a rivolgersi ai propri avvocati più che a cercare di smussare gli angoli.
Che sia avviata a diventare guerra cruenta, di quelle che qualche vittima la seminano di sicuro lungo la strada, lo dimostra la straordinaria sollecitudine con la quale Corrado Barazzutti si è prestato già venerdì sera a emettere l’ordine di convocazione (Errani, Vinci, Schiavone e naturalmente …Giorgi)……

Di solito le convocazioni vengono tradizionalmente fatte all’ultimo momento utile (sia per cautelarsi da eventuali infortuni, sia per motivi tattici o altro), ma stavolta Binaghi ha evidentemente sentito l’esigenza di far subito braccio di ferro. Tanto per cambiare.
Da parte FIT si rimprovera (e non senza titolo, sia chiaro, anche se occorrerebbe entrare nel merito di tutti i diritti e doveri nei dettagli contrattuali) ai Giorgi la mancata riconoscenza per i diversi aiuti ricevuti: di tipo economico, logistico e tecnico. Come ad esempio il suo essersi potuta allenare a Tirrenia con vari elementi dello staff federale. Anche qui, però, ridda di notizie disparate: chi ha scritto che a Tirrenia la famiglia Giorgi, con i cani e il resto, era ospite in un alloggio pagato dalla FIT avrebbe vergato righe infondate.
Se anche papà Giorgi – che ahilui ha litigato con mezzo mondo, compreso chi gli avrebbe chiesto di mettersi una pecetta di Supertennis sulla maglietta per tot euro in cambio di tot biglietti omaggio per i fans di Camila desiderosi di assistere ad un suo match sul Pietrangeli, così come con chi gli metteva a disposizione per una sola mezzora il campo per allenarsi prima di un match quando lui aveva chiesto almeno 45 minuti – ritiene di non aver goduto di privilegi particolarmente eclatanti perché c’erano tante altre realtà e club che si erano offerte di fare altrettanto pur di poter ospitare Camila, resta il fatto che è stata però la FIT a darglieli.
E i contratti, salvo che anche la controparte li stracci, o non si firmano oppure se si firmano (anche quando ci siano clausole semi-vessatorie) si rispettano. Semmai c’è da chiedersi perché vi fosse la necessità di inserire in quel contratto privato l’obbligo di rispondere alla convocazione quando in realtà esistono già norme federali che lo impongono sempre e comunque (salvo la evidente discrezionalità del capitano di non procedere in taluni casi alla convocazione: secondo alcune correnti di pensiero, questa discrezionalità potrebbe trasformarsi però in arbitrio, che come tale diventerebbe inaccettabile).

Però alla fin fine questa ennesima “guerra” fra la Fit e un suo atleta, che benefici può portare? Cui prodest davvero non si sa. Forse alle casse federali.
I Giorgi non ne sembrano troppo preoccupati: “Da quando mi è morta una figlia ho imparato a relativizzare, tutto il resto sono sciocchezze. Se Camila volesse smettere di giocare, e lo sa, potrebbe farlo anche domani e io non avrei nulla da ridire”.
Papà Giorgi era molto più intenzionato ad arginare in qualche modo “questo periodo di m…a”, consapevole di uno stato di Camila in grave crisi di risultati, ma soprattutto dello zero feeling fra Camila e il capitano di Fed Cup Barazzutti, dai Giorgi chiaramente assai poco stimato come è emerso dalle cronache di chi era a Marsiglia ed ha assistito sia a ripetuti scontri sia alle interviste di Camila.
Anche in questo caso occorre aggiungere … a torto o a ragione…ma le risposte e le non risposte di Camila a Marsiglia in occasione dell’ultima Fed Cup, a proposito dei consigli tattici ricevuti da Barazzutti, erano certo stati segnali significativi.
A ciò si deve aggiungere un imbarazzante distacco empatico fra Camila e almeno una delle ragazze della squadra (Schiavone).
Perfino durante i pasti attorno al lungo tavolone di Marsiglia, ho saputo,  Camila preferiva stare vicino a papà Sergio piuttosto che alle compagne di squadra.
Chi era presente a Marsiglia ha anche riferito di svariati, ripetuti, accesi scontri fra papà Giorgi e una volta Palmieri, un’altra Galimberti, un’altra ancora Barazzutti, e forse il più aspro di tutti con Francesca Schiavone. E anche con qualche altro personaggio di passaggio.
Insomma se i Giorgi non vedevano l’ora di liberarsi da un ambiente che non amano, i “federales” e probabilmente anche le compagne di squadra erano ben felici di liberarsi dei Giorgi.
Ma se le cose sono così come le ho capite, beh, forse un po’ di “real-politik”, applicata in tanti altri frangenti, avrebbe potuto salvare capra e cavoli. A sbandierar troppo i cosiddetti principi e la presunta “onestà intellettuale”, i danni provocati sono stati in passato più seri di parecchie grandinate.
Lei non ci voleva stare, loro non volevano avere più fra i piedi soprattutto papà Giorgi (più che Camila), assai critico verso i metodi di allenamento, verso la gestione fallimentare di Tirrenia che ai Giorgi, sebbene ospiti, non pare davvero aver lasciato una buona impressione.
Riguardo a quest’ultimo aspetto è possibile che i Giorgi si rifacciano ai… risultati di Tirrenia che sono sotto gli occhi di tutti: in 12 anni a fronte di investimenti milionari con centinaia di ragazzi/e nessuno è riuscito lontanamente a raggiungere un risultato simile a quello ottenuto da un padre, il Giorgi, che senza essere mai stato un tennista non aveva certo potuto disporre di mezzi economici lontanamente paragonabili.
Ora, guarda caso, trapela notizia che la FIT avrebbe deciso di impedire d’ora in avanti ai coach privati di seguire gli incontri a squadre: una decisione quasi certamente ispirata ai problemi vissuti con la presenza di papà Giorgi, cui peraltro Camila non avrebbe voluto rinunciare. Se quelle voci fossero confermate mi permetto di dubitare fortemente che Pablo Lozano o Francesco Cinà possano essere stati causa di una tal inversione di indirizzo.
In mezzo a tutte queste povere, tristi vicende, si intrecciano anche storie di soldi, tanti soldi, di agenti ed intermediari di dubbi valori etici, doppiogiochisti, di percentuali, di ripicche anche a mezzo stampa, per proposte di sponsorizzazioni respinte. Roba anche bruttarella che emerge qua e là, e riguardo alle quali non è facile orientarsi. Ma il nostro tennis, per chi conosce le cose dal di dentro, non è purtroppo così limpido come qualcuno vorrebbe far credere. Che peccato.

Camila forse non diventerà mai la campionessa che papà Sergio pensava diventasse quando, per aver battuto sei top-ten, giurava che sarebbe diventata top-ten anche lei. Ultimamente purtroppo ha fatto il passo del gambero. È n.43 del mondo. Tuttavia anche così resta ad oggi la n.3 del tennis italiano. E quando Roberta Vinci attaccherà la racchetta al chiodo Camila sarà quasi certamene la n.1. Sicuri che la vicenda non potesse essere gestita meglio nell’interesse generale, quella del tennis italiano?
Purtroppo il caos che regna in certi ambienti, che a volte sono le famiglie degli atleti e a volte i centri di piccolo grande potere e altre volte ancora le persone che gli atleti frequentano e dove si allenano , davvero non aiuta.
E con la penuria di giocatrici che l’Italia ha per almeno tre/cinque anni, con le Olimpiadi ad agosto dove certamente sarà dura brillare, con il torneo di Roma alle porte e al quale certamente Camila – che pure avrebbe rappresentato un’attrazione, e non solo come mannequin della sua nuova linea di abbigliamento “GioMila” crasi di cognome e nome – non parteciperà, poco ma sicuro!, non c’era proprio bisogno di arrivare ad uno scontro frontale di queste proporzioni. Non se ne sentiva davvero il bisogno. E dire “ma è colpa sua, no è tua” a che serve?
Ma la diplomazia e il tatto non sembrano doti in possesso dei nostri dirigenti, sebbene certamente o avere a che fare con caratterini “fumantini” come quello di Sergio Giorgi sia davvero tutt’altro che semplice e facile. Per trovare un accordo (oggi improbabile considerati i personaggi coinvolti e la convocazione emanata ieri sera a bella posta da Barazzutti che si conferma “super-aziendalista”) …c’è tempo fino a lunedì. Chi potrebbe fare da …Danny Roman, in questa situazione?

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