Home Eventi L’Otello in scena al MOF 2016 – 52° Stagione Lirica allo Sferisterio...

L’ OTELLO dello spagnolo Paco Azorin, al suo debutto nella regia del repertorio verdiano, ha inaugurato venerdi 22 luglio la 52° Stagione Lirica del Macerata Opera Festival 2016, quest’ anno dedicato al tema del Mediterraneo, inteso come crocevia interraziale e culturale in costante incontro/scontro. Una coproduzione italo-iberica, realizzata in collaborazione con il festival Castell de Peralada, e vincitrice del premio Campoamor come “ miglior spettacolo del 2015 “. Il generoso sostegno dei numerosi partners privati, quasi raddoppiati in 5 anni, e la felicissima iniziativa “ Cento Mecenati “ per lo Sferisterio hanno consentito di incrementare gli insufficienti fondi pubblici a disposizione, fino al raggiungimento del budget richiesto. Conclude il suo lustro maceratese ( per aprirne speriamo un altro ) la rigenerante direzione artistica di Francesco Micheli, autentico innovatore senza stravolgere, attento nel dialogare a 360° col mondo dell’ impresa, della scuola e dei giovani, encomiabile nel traghettare finalmente la manifestazione verso il segno più dopo anni di sofferenze. Tra le voci più attese c’ erano quelle del tenore USA Stuart Neill per il ruolo di Otello e di Roberto Frontali in quello di Jago. Brilla l’ interpretazione del baritono romano, già consumato e acclamato protagonista dell’opera verdiana e del ruolo mefistofelico dell’ alfiere Jago, il vero, infido protagonista dell’ opera. Meno convincente la prova del tenore americano che, seppur rodatissimo nei ruoli verdiani, fatica a calarsi nella tragica fragilità emotiva di un Otello al suo crepuscolo, conscio dell’ inesorabile declino, consumato e avvinto dai più oscuri e tetri trasalimenti del pathos, esplosi e confluiti nell’ irragionevole gelosia macchinata da Jago. Felice riconferma al Macerata Opera Festival per il soprano Jessica Nuccio, che nonostante la giovane età vanta riconoscimenti e collaborazioni artistiche di assoluto rilievo internazionale. Efficace nell’esordiente ruolo di Desdemona, La Nuccio si dimostra capace di affrontare la parte con maturità artistica e vocale: non più solo giovane promessa ma ora realtà della lirica internazionale. Bene anche il tenore marchigiano Davide Giusti, al suo debutto in Arena nelle vesti di Cassio. Gradito ritorno allo Sferisterio per il maestro bresciano Riccardo Frizza, reduce dalla Maria Stuarda al Metropolitan di New York, qui alla guida dell’ Orchestra Regionale delle Marche. Una direzione, come da lui stesso indicato, attenta nel cogliere e rendere le parti più intime, i dialoghi fra i personaggi e gli intrecci psicologici dei protagonisti, magistralmente resa da Verdi attraverso un raffinatissimo uso del cromatismo musicale. Affidata a Carlo Morganti la conduzione del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”. Paco Azorin cura anche gli allestimenti: fluida, scorrevole, geometrica, lineare, monolitica la triade trapezoidale che compone la scena, metafora espansa del tragico intreccio psicologico ordito da Jago. A lato giganteggia il Leone di Venezia, emblema del dominio che le imprese di Otello hanno rafforzato. Scena su scena quando le immagini degli schizzi preparatori vengono proiettate sui tre elementi: l’ idea abbozzata in potenza che si compie e si fa atto con la scena e sulla scena! Completa la procella della psiche virata in icone scenografiche lo sfondo percorso da video proiezioni che alternano tempeste marine al fuoco che arde e rode gli animi nella vicenda, fino al Leone moltiplicato della Serenissima. Chiosa il regista : “ Il dramma di Otello si consuma fra la sua paura dei colleghi, di perdere tutto, della morte ma anche della vita. Se a Otello capita la tragedia, il personaggio che conduce l’opera è pero Jago. La sua responsabilità è di essere un regista e di far camminare l’azione. E’ lui il motore e il macchinista che fa muovere tutto per il suo piacere e perché vuole il potere. Anche Verdi aveva deciso di intitolare l’ opera JAGO, ma poi ha cambiato idea “.
Si replica il 30 luglio, il 5 e il 13 agosto.

Testo: Michele Biancucci, Chiara Virgili

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