Home Curiosità Quando la passerina torna di moda

Ormai conosciuta quasi meglio come Mélo day Passerina, Pésca la Passerina, Red Passerina, Passerina Spritz, la Passerina spumante si proietta come portavoce di una nuova tendenza che suggella una vocazione più modaiola e commerciale ma meno interessante dal punto di vista enologico. La spumantizzazione di questo prodotto è il risultato di una storia che attraversa i secoli e racchiude in se tradizione e cultura provenienti da lontano. Ma che cos’è in realtà la Passerina? Vitigno che si estende fra le province di Ascoli Piceno e Fermo, regolato dal disciplinare “Offida DOCG”, produce uno degli uvaggi italiani più riqualificati negli ultimi anni. Andando indietro nel tempo, sembra che l’uva Passerina venga citata da Virgilio con il nome di “Psithia” e sia sempre stata cara ai nostri avi per la straordinaria resa. Ricondotto a questa caratteristica, la Passerina, è anticamente chiamata anche Campolese, Cacciadebito e Pagadebito. Venendo ai giorni nostri, l’uvaggio è usato da sempre come vino da taglio, fortuna del Falerio dei Colli Ascolani, ha una forte contrazione nella produzione degli anni ’60 a favore del Trebbiano Toscano, vitigno attualmente ancora più produttivo. La sua versatilità permette però poi nel 2001 alla Passerina di entrare nella DOC Offida. La Passerina come la conosciamo oggi è un vino di pronta beva che si caratterizza per un caratteristico bouquet ma non per la complessità delle sue note, infatti, al naso, floreale e fruttato non va oltre la prima olfazione ma ciò non toglie alla gradevolezza e all’allegria del prodotto. Il colore giallo paglierino con riflessi verdolini racchiudono una spiccata acidità e una contenuta componente alcolica. Dopo il 2001 e il conseguente passaggio a DOC molti produttori hanno rivalutato il vitigno ed oggi non esiste cantina del territorio che non elabori la sua versione, chi con buone, chi con meno buone, riuscite. Il risultato è stato il riconoscimento, con il DM del 15 giugno 2011, della Offida Passerina a DOCG insieme all’Offida Pecorino DOCG e all’Offida Rosso DOCG. L’Offida Passerina DOCG viene vinificata all’85% dove possono concorrere al 15% gli altri vitigni marchigiani a bacca bianca non aromatici. I produttori poi hanno regalato agli appassionati di questo vitigno le sue versioni, sempre previste dalla DOCG, il già citato spumante, il passito e il vino santo. La versione spumante, con ottime riuscite, accompagna aperitivi e antipasti di pesce, un succedaneo più gioioso della versione ferma, mentre le esperienze del passito o vino santo ci porta alla meditazione o all’accompagnamento con formaggi piuttosto stagionati e dolci secchi. Un vino che al mercato si presenta con prezzi contenuti è apprezzabile dalla Russia, all’Australia, agli Stati Uniti, con un export che, secondo Coldiretti, nelle Marche si posiziona fra i primi per numero di bottiglie vendute. Tutto questo è la Passerina, non solo quindi base per cocktail da aperitivo, un prodotto che oggi con tanta fatica è stato rivalutato e consegnato al grande pubblico inorgogliendo la nostra regione che si fregia di un nuovo e piacevole elemento identificativo.

 

 


Luca Luciani
Tratto dal n’3 (2014) di MG Marcheguida

 

 


 

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