Home Curiosità VLADIMIR E VOVKA ASHKENAZY

Un Grande evento è stato quello di martedì 8 marzo al teatro Lauro Rossi di Macerata, un’altra felicissima scelta musicale dell’ associazione Appassionata che, con il supporto dei club maceratesi Rotary e Inner Wheel, ha portato sul palco due pianisti eccelsi: Vladimir Ashkenazy e suo figlio Vovka Ashkenazy. Il padre, nato in Russia nel 1937, inizia gli studi di pianoforte all’età di sei anni. Dopo un biennio “ da autodidatta “ entra nel conservatorio di Mosca e grazie ad un’intensa formazione decennale raggiunge un altissimo livello di perfezionamento. Secondo classificato al celeberrimo concorso “ Chopin ” di Varsavia del 1955 ( la prova ottenne l’ approvazione di Arturo Benedetti Michelangeli il quale, in dissenso con gli altri giurati, abbandonò ante tempus la votazione ) si riscatta nel 1962 vincendo ex aequo con John Ogdon il prestigiosissimo Čajkovskij di Mosca. Negli anni 60 si stabilisce a Londra e inizia una grandiosa carriera da direttore d’orchestra: dirige la NHK Symphony Orchestra di Tokyo, la Deutsches Symphonie Orchester di Berlino, l’orchestra londinese Philharmonia, e la European Union Youth Orchestra. Esegue concerti da San Francisco a Seul alternando gli impegni orchestrali alla carriera solistica. Interprete lucido e dall’impeccabile tecnica virtuosistica, è rinomato per le sue performance di composizioni romantiche e russe, fra cui spiccano le incisioni dei preludi e fughe di Šostakovič, il Concerto n.3 di Einojuhani Rautavaara e trascrizioni di Rachmaninov. Supera i complicati virtuosismi della musica classica, dando alle sue interpretazioni una lucida chiarezza espositiva premiata da innumerevoli riconoscimenti fra i quali 5 Grammy Award per la migliore performance di musica da camera e per la migliore performance strumentale solistica. A Macerata, sul palco del teatro Lauro Rossi, duetta in coppia col figlio Vovka, talentuoso prodigio del piano. Oltre a condurre concerti nei più prestigiosi palcoscenici e registrare dischi insieme al padre e al fratello clarinettista, Vovka si dedica all’insegnamento tenendo Master Class in tutto il mondo ( fra le altre la prestigiosa Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola ). E’ molto attivo come solista o in duetto con artisti del calibro di Vassilis Tsabropoulos, attualmente il più virtuoso dei pianisti greci. Rilevante è anche l’impegno degli Ashkenazy nel sociale portando avanti, attraverso i media, progetti per la divulgazione della musica classica verso un pubblico sempre più ampio o contribuendo a diverse iniziative caritatevoli, come ad esempio “Action for Children” e “Cystic Fibrosis Trust” in Inghilterra, Telethon in Svizzera e “Bridges Peace Foundation” in Cambogia e nelle Filippine. Il concerto a quattro mani si è aperto con un’interpretazione del valzer “Fantasia” di M. Glinka. Il brano, è stato scritto nella prima metà dell’800 come inno di celebrazione alla fantasia intesa come figlia diletta della libertà, fantasia celebrata con il cuore in subbuglio e il corpo guidato dalla musica e, in questa occasione, esaltata da una esecuzione magistrale e poderosa. A seguire, l’interpretazione de “La Moldava” e “La mia Patria” di B. Smetana, padre della musica classica Ceca che fa del poema sinfonico il mezzo per trasmettere gli ideali nazionalistici in voga alla fine del XIX secolo e per descrivere con la musica il paesaggio, la storia e le leggende della Boemia. Rapide figurazioni melodiche si susseguono per descrivere il corso del fiume attraverso boschi e prati, lasciando poi il posto ad una sinfonia che diventa un veloce diminuendo con melodie frammentarie mentre il fiume attraversa Praga, e che tornano poi ad essere continue e rafforzate dal tocco risoluto e gioioso dei due pianisti quando il poema si conclude con l’allontanarsi del fiume dalla città. Il concerto prosegue con le Rhapsodie Espagnole di M. Ravel, elaborate in quattro parti ed eseguite dagli Ashkenazy in modo fortemente articolato nel ritmo e nelle sospensione del tempo. L’esecuzione continua e persuade nell’ultimo brano, le tre danze, Mattino, Mezzogiorno e Sera, scritte da S. Rachmaninov nei primi decenni del 900: dopo il Non Allegro della prima parte, gli Allegri sono Allegri e il tocco diventa elegante e preciso, ma non sdolcinato o eccessivamente romantico a dimostrazione di una esecuzione a quattro mani, in generale, geniale e irreverente, in grado di mostrare le capacità e il talento dei due pianisti e di affermare, senza nessuna preoccupazione, la loro consapevolezza di non aver timore di smentite o confronti.

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Testo: Chiara Virgili, Michele Biancucci

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